Informazioni sulla campagna

Campagne

Ponteggi sicuri

Nell’edilizia i ponteggi sono le attrezzature di lavoro più importanti e sono fondamentali per poter lavorare in modo efficiente e in condizioni di sicurezza in ogni fase dell’opera. Tuttavia, possono essere anche una fonte di rischio. Ogni anno in Svizzera si verificano 3000 infortuni, spesso con conseguenze invalidanti o letali. I costi cagionati non sono da poco e ammontano annualmente a 80 milioni di franchi. Un motivo più che valido per intervenire.

Metti in sicurezza le zone con rischio di caduta

Per fronteggiare l’elevato numero di infortuni la Suva ha lanciato la campagna "Ponteggi sicuri", con lo scopo di ridurre del 20% gli infortuni entro la fine del 2008 e di diminuire di conseguenza anche i costi. Il punto centrale della campagna sono i controlli effettuati dagli specialisti del Settore costruzioni della Suva. La campagna, lanciata ufficialmente nel gennaio 2007, è sostenuta anche dalla Società degli imprenditori svizzeri dei ponteggi (SISP) e da altre associazioni di categoria.

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Inchiesta sicurezza sul lavoro

NoStress – la parola ai lavoratori edili

Il sindacato Unia ha presentato i risultati del suo vasto rilevamento relativo alla sicurezza sul lavoro e alla tutela della salute nel settore edile. Sono stati intervistati 1466 dipendenti, con i questionari redatti in sette lingue. Si tratta del sondaggio più ampio svolto finora su questo argomento in Svizzera.

Le risposte degli intervistati dimostrano che i ponteggi sono percepiti inequivocabilmente come fonte potenziale di infortuni professionali. All’impalcatura da lavoro spetta infatti ben il 12% delle menzioni tra i sei rischi di infortunio citati più frequentemente. Gli altri cinque rischi segnalati sono: pericolo d’inciampo, piano d’emergenza insufficiente, scale inadatte, pericolo di caduta e l’obbligo di limitarsi a eseguire i lavori.

Studio delle cause

Quali sono le cause dei rischi e degli stress dal punto di vita dei lavoratori?
Sono stati esaminati i sei fattori di rischio elencati sotto. Dalle risposte, l’Unia ha tratto le seguenti conseguenze:

  • Organizzazione del lavoro e pianificazione
    Una pianificazione carente contribuisce in misura considerevole ai rischi di infortunio e allo stress per la salute. Le carenze nella pianificazione e le loro conseguenze provocano un enorme aumento di stress nei lavoratori edili.
  • Partecipazione
    Secondo l’opinione del sindacato Unia, occorrono nuovi strumenti che valorizzino il ruolo dei lavoratori edili e che consentano ai dipendenti di partecipare alla pianificazione della propria sicurezza e salute.
  • Istruzione
    In questo caso, trovare la strada giusta è oltremodo facile, dal momento che sono già disponibili numerosi moduli e strumenti. La loro applicazione è essenzialmente una questione di volontà da parte dei datori di lavoro, ma anche di capacità dei superiori nel trasferire le proprie conoscenze (necessità di formazione continua).
  • Attrezzature di lavoro/dispositivi di protezione
    Su questo punto, è possibile intervenire utilizzando le misure già note e i mezzi disponibili se tutti (datori di lavoro e lavoratori) collaborano. Sarebbe essenziale, per esempio, la partecipazione sistematica dei dipendenti nella scelta dei dispositivi di protezione individuale.
  • Esecuzione della legge
    Nel quadro della loro attività di controllo, i rappresentanti degli organi esecutivi devono essere sollecitati a verificare in maniera costante il coinvolgimento dei lavoratori e, in caso di necessità, a imporlo.
  • Condizioni di lavoro/sicurezza del posto di lavoro
    Secondo lo studio Unia, il disorientamento causato dalla precarizzazione del posto di lavoro e i cambiamenti delle condizioni di lavoro che ne derivano costituiscono una causa importante di problemi per la salute e di rischi di infortunio. Una particolare attenzione va rivolta all’imposizione delle scadenze nonché alle disposizioni relative alle persone impiegate temporaneamente e ai subappaltatori.

"Le risposte degli intervistati dimostrano che i ponteggi sono percepiti inequivocabilmente come fonte potenziale di infortuni professionali."

Condizioni di lavoro più dure, minore sicurezza del posto di lavoro

Il dato che era stato costantemente rilevato dal sindacato Unia in base alle osservazioni e alle stime, ha trovato conferma in questa indagine: le condizioni di lavoro in cantiere sono diventate più dure. Allo stress fisico connesso a un lavoro pesante durante una lunga giornata lavorativa, ora si è aggiunta la pressione dei tempi e delle scadenze. Infine, va assolutamente menzionata anche la percentuale sempre più alta di lavoratori temporanei e di subappaltatori, che il personale permanente percepisce spesso più come un peso che come un aiuto. L’aumento della pressione dei tempi è evidenziato anche dall’incremento di produttività registrato nel settore edile, che tra il 2002 e il 2006 ha toccato un significativo 15%.

Percezione del rischio

Il 37% degli intervistati ha indicato di essere esposto "a volte" a singoli rischi, quasi l’11% di essi si sente invece esposto ai rischi "spesso" o "sempre". Solo il 52% degli intervistati ritiene di non essere "mai" esposto a un rischio di infortunio nel cantiere. A questo riguardo, i lavoratori lamentano la scarsita di dibattiti e l’insufficienza d’informazione e individuano subito le ragioni di queste mancanze: stress, ritmo di lavoro e mancanza di tempo. Inoltre, nella richiesta di maggiore informazione e di formazione, la sicurezza dei ponteggi è uno degli argomenti più citati, insieme ad altri otto come rumore, sostanze tossiche o primo soccorso.

Esigenza di intervento

Dalle dichiarazioni dei diretti interessati, secondo il sindacato Unia si può dedurre una chiara esigenza di intervento relativamente alla sicurezza sul lavoro e alla tutela della salute. Questo fatto diventa ancora più evidente se si confrontano le cifre percentuali con le cifre assolute delle persone interessate. Se il 27,5% degli intervistati considera un problema rilevante lo stress per la salute nel cantiere, questo dato corrisponde a più di 20’000 occupati nelle sole attività primarie del cantiere e, presumibilmente, a più di 50‘000 occupati nell’intero settore delle costruzioni. Il fatto che il numero degli infortuni professionali nel settore edile sia sceso continuamente negli ultimi anni è un dato positivo, conclude lo studio. Ma questo risultato non deve in alcun modo creare illusioni fuorvianti in merito all’esigenza di intervento, che è emersa chiaramente. 185 infortuni e malattie legati all’attività professionale ogni 1’000 occupati a tempo pieno, infatti, sono pur sempre troppi. Decisamente troppi.