Fare fuoripista in sicurezza con «White Risk»

Venticinque morti per valanghe all’anno. Questi sono i dati medi riferiti alla Svizzera. Eppure continuano ad aumentare gli appassionati di sport sulla neve che, lasciandosi tentare da modelli di sci e snowboard sempre più evoluti, si avventurano fuori pista. Saper valutare correttamente i rischi è perciò di importanza vitale. È quello che la Suva e il WSL Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF si propongono di fare con il nuovo sito «White Risk» e i quattro omonimi camp dedicati alla prevenzione degli infortuni da valanga.

Gurschenalp, stazione a monte di Andermatt. I lampeggianti gialli si accendono e spengono nervosamente: pericolo di valanga «marcato». Il föhn soffia ad oltre cento chilometri l’ora. L’impianto che porta sul Gemsstock è fermo. La visibilità è scarsa. Nevica e le nuvole volano basse. Non è certo la giornata ideale per abbandonare le piste tracciate e sciare nella neve fresca.

La guida alpina Stephan Harvey non si scoraggia. «Vediamo che cosa si può fare» dice lo specialista del WSL Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF agli otto partecipanti al «White Risk» camp. Il corso di due giornate ad Andermatt è uno dei quattro che la Suva ha organizzato insieme al WSL per evidenziare l’utilità pratica del nuovo sito www.whiterisk.ch . «Con l’aiuto di guide qualificate vogliamo insegnare a chi fa freeride o escursionismo con sci, snowboard o ciaspole a identificare e gestire correttamente i pericoli» afferma Samuli Aegerter, responsabile della campagna che la Suva dedica agli sport sulla neve.
Falsa illusione di sicurezza
La guida alpina Harvey ritiene che il fuoripista sia possibile anche in condizioni meteorologiche avverse. La donna e i sette uomini che hanno partecipato al concorso e vinto il diritto a trascorrere due giornate nel «White Risk» camp sono tutti dotati di apparecchio di ricerca in valanga (ARVA), pala e sonda. Il mattino presto in albergo si sono collegati al sito www.whiterisk.ch  per tracciare l'itinerario dell'escursione fuoripista. Grazie alle cartine topografiche hanno identificato i diversi punti di pericolo. «Il corretto equipaggiamento è di importanza vitale, ma non deve dare una falsa illusione di sicurezza» dice Aegerter. «L’equipaggiamento è solo un backup per l’emergenza, niente di più». In fin dei conti ogni persona deve agire con responsabilità, conoscere i propri limiti e sapere quale percorso è in grado di affrontare.

È giunto il momento di indossare gli sci. Il primo tratto lo si percorre sulla pista di neve battuta. «Nelle giornate di sole e con la neve farinosa molti freerider passano dalla seggiovia direttamente al fuoripista» spiega Harvey. Errore gravissimo. «Bisogna prima prendersi tutto il tempo necessario per valutare con cura la situazione quando ancora ci si trova sulla neve battuta».

Stephan Harvey e Benjamin Reuter, i due esperti dell’SLF, guidano ciascuno un gruppo di quattro persone nel turbine di neve. Scrutano attentamente i tratti dove è possibile sciare in sicurezza. «Gli ammassi di neve trasportata dal vento sono il pericolo più temibile in questa giornata» dice Reuter. Infatti, nei luoghi in cui la neve è stata ammassata è più facile che si distacchino valanghe a lastroni. «Se la neve ventata ci arriva alle ginocchia, si fa ritorno al campo» avvisa Reuter. La guida alpina scende per prima, si ferma a valutare la situazione e quindi, con un cenno, invita un partecipante alla volta a raggiungerla. Il tratto è pieno di cunette difficili da identificare. Ma almeno di tanto in tanto è possibile fare una bella virata nella neve alta.
Una lezione sulle valanghe
«Forza, più veloce!» urla controvento Stephan Harvey. La guida alpina incita i partecipanti che nella neve profonda stanno maneggiando ARVA, sonde e pale da valanga. Invece di lanciarsi in discese nella neve incontaminata, nel pomeriggio imparano a usare l’ARVA e le sonde. Il gruppo esplora con metodo il terreno innevato infilando le sonde in alluminio lunghe 2,5 metri nella neve profonda. Dopo qualche tempo la sonda non finisce sul fondo ghiacciato, ma tocca un oggetto morbido. Il gruppo comincia immediatamente a scavare ed entro breve tempo scopre uno zainetto nero. «1 minuto e 47 secondi – ottimo» esclama Harvey.
25 morti per valanghe ogni anno
Non sempre si riesce a trovare le persone travolte da una valanga in tempi così brevi come in questa esercitazione. Nell’attuale stagione sciistica si sono contati già 14 morti per valanghe. «Ogni anno in Svizzera muoiono in media 25 persone per colpa di una valanga» racconta Samuli Aegerter. Negli scorsi dieci anni le slavine hanno fatto oltre 2000 vittime. Quasi sempre si tratta di appassionati di sport sulla neve che praticano il fuoripista. Un'attenta analisi dei dati statistici evidenzia l'importanza centrale delle attività di divulgazione e prevenzione. Infatti, nel 90 per cento dei casi la persona travolta dalla valanga è anche quella che ne ha provocato il distacco.

Questi dati hanno spinto la Suva a sviluppare il tool online «White Risk» insieme al WSL Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF. «Il freeride e lo sciescursionismo sono molto in voga tra gli appassionati degli sport sulla neve» dice Aegerter. La Suva non vuole e non può impedire alla gente di divertirsi fuori pista. «Ma chiediamo che gli appassionati della neve riducano al minimo il rischio quando abbandonano le piste di neve battuta» dichiara Aegerter. Il sito www.whiterisk.ch si rivela molto utile per questo scopo. «White Risk trasmette tutte le nozioni importanti per imparare a prevenire gli infortuni da valanga e mette a disposizione uno strumento molto utile per pianificare le escursioni sulla neve» spiega Aegerter.
Un lastrone di piccole dimensioni è pur sempre un grande pericolo
Conoscenze che, secondo Stephan Harvey, specialista dell'SLF e co-autore di «White Risk», sono assolutamente indispensabili per chi abbonda le piste battute. «Chi viene travolto da una valanga ha poche speranze di cavarsela indenne» afferma. Molta gente sottostima tuttora la pericolosità delle valanghe a lastroni. «Già un lastrone di piccole dimensioni, ossia di larghezza e lunghezza di 50 metri e con una frattura profonda di soli 50 centimetri ha un volume di neve equivalente a quello di una decina di vagoni merce e un peso di circa 200 tonnellate» spiega Harvey.

Uno studio condotto dall'Ufficio federale dello sport evidenzia che 150mila persone praticano più o meno regolarmente il fuoripista in Svizzera. «Una stima piuttosto cauta» ritiene Stephan Harvey. Anche Aegerter condivide questa opinione. «I nuovi modelli di sci e snowboard inducono sempre più persone ad abbandonare le piste tracciate. La punta e la coda rialzate facilitano infatti la sciata sulla neve non battuta» spiega Aegerter.

Harvey afferma che l'importanza della prevenzione è dimostrata già dal fatto che non ci sia stata una crescita esponenziale degli infortuni da valanga. «Tuttavia la sicurezza assoluta non esiste, perciò dobbiamo imparare a prevenire il rischio di valanga».
Il percorso sullo smartphone
«White Risk» è un sito web dedicato a tutti coloro che praticano il fuoripista. Nella versione di base – gratuita – la piattaforma è un'opera di consultazione che spiega come comportarsi in sicurezza quando ci si muove in montagna e illustra i fattori che incidono sul pericolo di valanga, ossia: vento, quantità di neve fresca, temperatura, inclinazione del pendio e conformazione del terreno. Fornisce inoltre informazioni particolareggiate sui livelli di pericolo, sui fattori che provocano il distacco di una valanga, sui processi decisionali nel gruppo e su come pianificare un'escursione sulla neve. «Ma nulla, e tantomeno la piattaforma, può sostituire il buonsenso» sottolinea Samuli Aegerter della Suva. La licenza per la versione completa, materiale cartografico di Swisstopo compreso, costa 29 franchi l'anno.

La versione completa comprende uno strumento per pianificare le escursioni sulla neve con gli sci, lo snowboard o le ciaspole. Il tool sviluppato da Suva e WSL aiuta a identificare i punti di pericolo del tracciato. A tale scopo vengono utilizzati i dati cartografici di Swisstopo. Le nozioni di base sui rischi nel fuoripista e i dati aggiornati del bollettino valanghe e neve si possono inoltre consultare sullo smartphone grazie alla apposita applicazione mobile. Si consiglia comunque di stampare e portare sempre con sé il tracciato del percorso che si intende fare sulla neve.

www.whiterisk.ch  
www.slf.ch 
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Barbara Senn, comunicazione d'impresa,
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Operante dal 1918, oggi la Suva occupa 3200 collaboratori nella sede principale di Lucerna, nelle 18 agenzie sul territorio nazionale e nelle due cliniche di riabilitazione a Bellikon e Sion. Azienda autonoma di diritto pubblico con un volume premi di 4,2 miliardi di franchi, la Suva assicura 120 000 imprese, ossia 1,9 milioni di lavoratori, contro le ripercussioni degli infortuni e delle malattie professionali. Le persone disoccupate sono automaticamente assicurate alla Suva. Dal 2005 gestisce anche l'assicurazione militare su mandato del Consiglio federale. Le prestazioni comprendono assicurazione, prevenzione e riabilitazione. La Suva si auto- finanzia, non beneficia di fondi pubblici e ridistribuisce gli utili agli assicurati sotto forma di riduzione dei premi. Nel Consiglio d’amministrazione sono rappresentate le parti sociali – datori di lavoro e lavoratori – e la Confederazione.