Un contenuto fragile ma ben custodito

Luk von Bergen,

Il cranio è un casco di protezione naturale che protegge il cervello, la nostra delicata centralina di controllo.

Ogni anno in Svizzera oltre 90 000 persone si feriscono alla testa. Se molte se la cavano con qualche graffio e un bello spavento, è grazie alle misure di protezione (come l’obbligo di indossare il casco) ma anche alla morfologia cranica. «Il cervello è protetto prima di tutto dal liquor, il liquido cefalorachidiano, che ammortizza le sollecitazioni meccaniche, ad esempio uno scossone. Anche le ossa del cranio, con la loro durezza, offrono una certa protezione contro i colpi, ad esempio in caso di caduta» spiega Holger Schmidt, responsabile del Gruppo di specialisti neurologia alla Suva. Sono tuttavia molti i fattori che possono mettere a dura prova la funzione protettiva del cranio: «La gravità di un infortunio dipende tra l’altro dalla causa, dalla durata e dall’angolazione dell’impatto. La resistenza del cranio non è infatti uniforme: le ossa temporali sono quelle più deboli, l’osso frontale quello più robusto. Avere la testa dura, quindi, non è necessariamente negativo: a volte ti salva la vita».

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Holger Schmidt, responsabile del Gruppo di specialisti neurologia alla Suva

Per natura ben protetto

Per natura il cervello è un organo protetto, ben custodito grazie alla scatola cranica e al liquor. Bernoccoli, ferite lacero-contuse o lesioni periostali sono dolorose ma guariscono piuttosto rapidamente, lasciando nel peggiore dei casi solo una cicatrice. Più gravi sono gli infortuni al cervello. «Bisogna prendere sul serio anche i traumi cranici lievi, più semplicemente commozioni cerebrali, che compromettono temporaneamente la funzionalità delle cellule nervose. A seconda dei casi, il paziente deve stare a riposo almeno una decina di giorni» ammonisce Schmidt. I traumi cranici di media gravità si accompagnano inoltre a un’emorragia cerebrale. A seconda del punto e dell’intensità della fuoriuscita di sangue, si sottopone il paziente a una terapia conservativa e lo si tiene sotto osservazione oppure si interviene a livello neurochirurgico. I traumi cranici più gravi, come la compressione cerebrale, sono piuttosto rari ma hanno conseguenze molto gravi. Se sopravvivono, le persone che subiscono una lesione di questo tipo presentano stati di incoscienza duratura, emorragie craniche, ipertensione endocranica e spesso danni irreversibili.

Usa la testa, proteggiti

Sul posto di lavoro, quando c’è in gioco la testa, bisogna assolutamente evitare le distrazioni. Da anni la Suva invita con le sue campagne a indossare il casco di protezione   o ad assicurare correttamente il carico. Eppure ogni anno l’assicurazione contro gli infortuni professionali registra 12 000 lesioni alla testa la cui causa è «essere colpito»; nell’assicurazione contro gli infortuni non professionali queste lesioni sono quasi il doppio. All’origine di oltre un terzo dei casi ci sono singoli oggetti, pezzi in lavorazione, carichi o elementi di arredo. Secondi per frequenza (2400 casi) sono gli infortuni che vedono coinvolti animali o altre persone. Spesso si tratta di infortuni occorsi durante la pratica di uno sport aziendale o tra apprendisti. In questa categoria rientrano anche le risse e le liti. Gli altri casi riguardano utensili, attrezzi ausiliari o macchine. Se da un lato è ovvio che non si possono evitare tutte le lesioni alla testa, dall’altro queste cifre spaventano, soprattutto se si considera che la maggior parte degli infortuni alla testa causati da qualcuno o da qualcosa avrebbe potuto essere evitata adottando un comportamento corretto in azienda, durante una partita o la pratica di uno sport.

Interview con Heinz Graf, Servizio per i dispositivi di protezione individuale

«Mai risparmiare sulla protezione della testa»

Il casco deve proteggere prima di tutto la testa.

Ci sono altri aspetti da considerare? Sì, il contesto nel quale il casco verrà usato. Il lavoratore esposto al caldo dovrà scegliere un modello con un sistema di aerazione e una fascia tergisudore intercambiabile

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A chi invece esegue lavori in quota con la fune si consiglia un modello con sottogola. È importante che, oltre a proteggere dai pericoli sul posto di lavoro, il casco sia anche comodo da indossare.

Che importanza ha il prezzo?

In linea di principio bisogna acquistare caschi omologati e testati, che assicurano la necessaria protezione. Il casco di protezione industriale (casco da cantiere) certificato EN 397 è il più diffuso ed è acquistabile a partire da 7 franchi; altri possono arrivare a 50 franchi a seconda delle specifiche supplementari. All’acquisto di un casco non si dovrebbe guardare prioritariamente al prezzo, ma piuttosto allo scopo e alla praticità.

Un casco deve essere ergonomico e aderire bene alla testa in modo da non disturbare il lavoratore nella sua attività.

Heinz Graf

Come faccio a capire che devo sostituire il mio casco?

A seconda del modello, un casco di protezione può essere usato per un periodo che va dai quattro ai dieci anni. È importante osservare le indicazioni del fabbricante. A seconda del lavoro svolto e delle temperature (caldo / freddo), il materiale può logorarsi più in fretta, a scapito della sicurezza. Esistono anche caschi con un indicatore UV che si scoloriscono con il tempo, segnalando così che hanno superato la loro durata di vita. È consigliabile annotare nel casco la data in cui è stato usato la prima volta e controllare regolarmente la sua funzionalità.