Paraplegico dopo un infortunio in moto: un nuovo inizio grazie alla sua grande forza d'animo

Charlotte Chanex,

Georgy Froté è diventato paraplegico dopo un infortunio in moto. Ora segue una nuova formazione e partecipa a un progetto di ricerca. In questo modo vuole ricominciare a vivere.

«È stata colpa mia. Ero in moto con un amico quando ho perso il controllo del mezzo su una strada che conoscevo alla perfezione. Dei tre giorni successivi all'infortunio non ricordo nulla, tranne il primo pensiero che ho avuto: c****, non sento le gambe! E poi è arrivato il verdetto: paraplegia. In me è scattato soprattutto un istinto di ribellione che mi ha accompagnato fino alla riabilitazione a Basilea. Sono stati tre mesi terribili, ma poi mi sono ripreso grazie alle incredibili capacità dei terapisti, al sostegno della mia ex ragazza e alla mia volontà di ferro. Superata la prima fase, hanno ricominciato a prevalere in me emozioni positive e una grande motivazione. La mia missione era una sola: andare avanti!
Visto che non potevo più lavorare come muratore, ho iniziato una formazione di disegnatore edile e l'ho portata a termine nonostante le perplessità di familiari e amici. Grazie all'enorme aiuto della Suva ho potuto completare il percorso di reinserimento professionale.
Il mio ricordo più bello dopo l'infortunio? Quando sono risalito per la prima volta sulla mia auto sei anni dopo la tragedia. Ho realizzato un sogno che a lungo mi era sembrato impossibile: uscire in macchina con i miei amici, come una volta. Non ci potevo credere!

Quando mi sono svegliato, il primo pensiero è stato: c****, non sento le gambe.

Georgy Froté (34 anni)

Nel 2019 ho aderito a un progetto del Politecnico federale di Losanna il cui scopo è permettere alle persone paraplegiche di tornare a camminare impiantando loro un neurostimolatore nel midollo spinale. Sono stato scelto tra 1500 candidati! A fare colpo è stata la mia capacità di migliorare la mia condizione e di fare cose impensabili per un paraplegico. Per un anno mi sono impegnato al massimo e anche oltre. I progressi, seppur minimi, erano incoraggianti. Grazie al neurostimolatore impiantato nel midollo spinale, oggi riesco a stare in piedi e a compiere qualche passo con il mio Taurus*. So che non potrò mai fare a meno della sedia a rotelle, però continuo ad allenarmi intensamente e partecipo a nuovi studi ogni volta che posso. Spero che i miei sforzi, in futuro, possano aiutare altri paraplegici a camminare con più facilità. 
Oggi più che mai vivere mi riempie di gioia e do tutto me stesso in ogni cosa che faccio. Le mie fonti di motivazione sono gli obiettivi concreti della mia vita, le cose che voglio fare e i risultati che ottengo nei vari progetti. Da quando sono diventato paraplegico rimuovo tutti gli ostacoli che trovo sul mio percorso. Porto avanti tutti i miei progetti con l'obiettivo di recuperare, un giorno, la piena autonomia. E se posso aiutare altre persone nella mia condizione, ho comunque vinto».

Il nostro impegno per il reinserimento degli infortunati

La Suva coniuga prevenzione, assicurazione e riabilitazione. Dopo un infortunio la Suva assiste e accompagna nel percorso riabilitativo le persone direttamente coinvolte  . Gli infortunati hanno maggiori probabilità di guarire e reinserirsi nel lavoro se ricevono un'assistenza competente e tempestiva. Non solo grazie alla Suva, ma anche a tutte le persone vicine agli infortunati.

Il commento

«Georgy ci ha dimostrato che una persona può cavarsela e continuare a vivere anche in sedia a rotelle. L’impulsività è la sua migliore qualità, ma anche la sua più grande debolezza. Si lancia in cose che nessuno avrebbe mai immaginato, come il progetto del Politecnico di Losanna. Sono davvero orgoglioso di essere suo amico.»

Justin Morel, amico di Georgy