Rispettare le regole vitali significa salvare delle vite

Le regole vitali possono salvare una vita

Molti infortuni gravi e patologie correlate all'amianto si possono evitare. Scoprite se anche nel vostro settore ci sono regole vitali da rispettare.

Scoprite le vostre regole!

Queste regole vitali vi proteggono:

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Uomo seduto a casa davanti al suo portatile
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"benefit" 3_19 Rubrik "Cover", Paul Bischof, Förster, Forstwart, Glücksache, lebenswichtige Regeln, Prävention, unfallfrei

45 anni senza infortuni «Bisogna essere consapevoli dei rischi»

la biodiversità. In sostanza io oggi lavoro al bosco di domani. Il mio mestiere mi piace ancora, benché la pressione economica sia sempre più forte. 25 anni fa un metro cubo di legna copriva i costi di una giornata di lavoro.
Oggi non basta più nemmeno per un’ora. Lavoro da oltre 30 anni per il Comune di La Grande Béroche. Siamo in quattro, di cui due apprendisti, e ci occupiamo di 1580 ettari di bosco. Nel bosco devi essere sempre consapevole dei rischi che corri. E la fortuna ha poco a che vedere con il fatto che, nonostante i miei anni di servizio, non abbia mai avuto un infortunio. Probabilmente è perché uso sempre i DPI, rispetto le regole vitali, so prevedere i pericoli, sono prudente e paziente. La fretta è il peggior nemico nel bosco. A volte dico STOP. So però che non tutti i colleghi hanno fatto propri questi principi. Me ne rendo conto durante i miei corsi come formatore di BoscoSvizzero. Detto questo, per evitare gli infortuni bisogna anche essere in forma. Sono l’unico che al mattino, prima di iniziare a lavorare, fa esercizi di riscaldamento. Ci tengo alla mia salute. Lo faccio per il mio lavoro, per mia moglie e i miei figli.»

Sono l’unico che al mattino, prima di iniziare a lavorare, fa esercizi di riscaldamento.

Ci tengo alla mia salute. Lo faccio per il mio lavoro, per mia moglie e i miei figli.»

30 anni senza infortuni «In caso di pericolo dico STOP»

infortunio, né nel tempo libero né sul lavoro. Ci tengo alla mia salute. Ho una famiglia numerosa con quattro figli e vari nipoti e voglio risparmiare loro il dolore che comporta un infortunio. Inoltre un infortunio genera costi per la Suva che vanno a carico di chi paga i premi. E preferirei evitarlo.

I colleghi si sorprendono quando sentono che in 30 anni non mi sono mai infortunato. Ma non è una questione di fortuna.

In caso di pericolo sospendo subito i lavori e li riprendo solo dopo che la sicurezza è stata ripristinata.

Su questo non transigo. Se un carico non è agganciato correttamente, dico STOP. Per una maggiore sicurezza preferisco manovrare la gru da terra con il telecomando. Così posso seguire le operazioni più da vicino. In fondo, sul cantiere, sono responsabile anche per i miei colleghi. Nel peggiore dei casi potrei anche essere perseguito penalmente.»

15 anni senza infortuni «La mia esperienza professionale è fondamentale per salvare la vita a me e ai miei colleghi»

Sopracenerina (SES) di Locarno. Ho svolto la formazione di elettricista e maturato i primi due anni di esperienza professionale presso un’azienda privata. Il mio mestiere mi piace ancora oggi, fa parte della mia vita. Insieme ai colleghi effettuo impieghi diurni, notturni e di picchetto, lavoro al caldo e al freddo e talvolta in condizioni difficili, ad esempio quando c’è molto traffico e dobbiamo trasportare grossi carichi. Se non subisco infortuni da 15 anni, non è un caso: questo risultato è frutto di metodi di lavoro accurati e ben strutturati.

Ringrazio anche la direzione e i superiori, che danno il buon esempio diffondendo una cultura della sicurezza che comprendo e metto in pratica sistematicamente ogni giorno insieme al mio team.

Ad esempio, il fatto di saper individuare e valutare correttamente pericoli e rischi mi permette di dire STOP quando non sono sicuro che tutti gli ostacoli siano stati eliminati. La lunga esperienza professionale che ho accumulato negli anni è fondamentale per salvare la vita a me e ai miei colleghi. Nella mia funzione di caposquadra vorrei impedire che gli apprendisti e i giovani lavoratori subiscano spesso infortuni dovuti alla mancanza di esperienza. Per questo ritengo che sia mio compito insegnare ai colleghi a mantenere un atteggiamento prudente e osservare semplici misure di sicurezza quando si lavora con la corrente elettrica. Sono convinto che in questo modo si possa evitare di farsi male.»

  

Per guadagnare pochi minuti il prezzo da pagare è alto Cosa succede quando non si rispettano le regole vitali:

Werner Witschi ha sfondato il tetto di una casa ed è precipitato da un'altezza di 6 metri. Il suo cammino per tornare a vivere è stato lungo e tortuoso.

  

Il comportamento individuale Cambiare comportamento si può, parola della psicologa del lavoro

 ci si può riuscire, evitando inoltre spiacevoli infortuni. Nell'intervista Jannette Büchel, psicologa del lavoro alla Suva, spiega come fare.

Il comportamento individuale è al centro dell’attività di prevenzione della Suva. Perché? 

In passato ci siamo concentrati dapprima sulle misure tecniche, poi sull’informazione e infine sull’istruzione. Con questa strategia siamo riusciti a ridurre il numero di infortuni. Oggi, per ridurli ulteriormente, dobbiamo concentrarci sulle persone e sul loro comportamento. A questo proposito mi sembra importante sottolineare che l’essere umano non è solo un fattore di rischio, ma anche e soprattutto un fattore di sicurezza. I ritratti di questi tre professionisti mostrano chiaramente che l’individuo può fare molto per la propria incolumità.

Come si può influenzare il comportamento?

Prima di influenzare un certo comportamento dobbiamo capirne le cause. Il fatto che un operaio non usi gli occhiali di protezione, per esempio, può essere dovuto a diversi fattori: non conosce il pericolo, nessuno li usa oppure li trova scomodi. Supponiamo che stringano troppo e gli diano fastidio. In questo caso serve a poco informarlo in dettaglio sui pericoli. Sarebbe più utile trovare un modello più confortevole. Per capire le ragioni alla base di un certo comportamento è fondamentale parlare con il personale.

Ma c’è un altro aspetto da considerare: le persone non agiscono sempre secondo le loro intenzioni (tecnicamente si parla di intention-behavior gap). Pur conoscendo le regole vitali, ad esempio, non le rispettiamo. Perché?

Spesso il nostro agire non è coerente con la nostra conoscenza del pericolo. Trascuriamo l’aspetto della sicurezza perché nel momento decisivo diamo maggiore importanza a qualcos’altro. Nell’immediato i motivi che ci spingono a non rispettare le regole ci sembrano giustificati: costa troppo, richiede troppo tempo, è «fuori moda». Ecco perché è importante spiegare le regole vitali, affrontare apertamente le difficoltà e discutere delle possibili soluzioni. Prendiamo ad esempio la mancanza di tempo. Il superiore dovrebbe discutere con i dipendenti su come si possono organizzare i lavori in modo più sicuro ed efficace. Dovrebbe anche mostrare quanto poco tempo ci voglia effettivamente per svolgere un lavoro in sicurezza rispetto a quanto può costare un infortunio in termini di tempo, sofferenza e denaro.

Perché è così difficile cambiare il proprio comportamento?

Lo sappiamo tutti: i buoni propositi si dimenticano molto in fretta. Cambiare significa in qualche modo rinunciare a certe abitudini. E non è facile. A ciò si aggiunge il fatto che siamo esseri sociali e non agiamo mai da soli. Osserviamo gli altri e cerchiamo di comportarci secondo quello che si aspettano da noi. Le nostre decisioni sono spesso decisioni di pancia. Comunque sia, cambiare comportamento è difficile ma non impossibile. L’essere umano è in grado di imparare e cambiare fino a un’età avanzata.

  

Spot televisione: Regole vitali La vita è bella finché va tutto bene.

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