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8 settembre 2026 | Comunicato stampa

Infortuni gravi: quasi il 90 per cento torna al lavoro

Lo scorso anno la Suva ha riconosciuto quasi 480 000 infortuni. Circa 29 000 persone si sono infortunate in modo così grave da risultare incapaci al lavoro per almeno tre mesi. Grazie a cure mediche efficaci, a un accompagnamento professionale e al sostegno delle persone vicine.

Indice

Per infortunarsi ci vuole poco: basta inciampare, distrarsi un attimo o essere colpiti da un evento imprevedibile. Per contro, il percorso per tornare alla realtà quotidiana e alla vita professionale può essere lungo e faticoso.

Secondo alcuni studi, dopo sei mesi di incapacità al lavoro le probabilità di tornare alla vita professionale si riducono della metà. Ecco perché è importante che il reinserimento avvenga in modo tempestivo. La Suva sostiene fin dall’inizio le persone infortunate a tornare alla realtà quotidiana e alla vita professionale. 

Quasi un infortunio su due comporta un’assenza dal lavoro

Lo scorso anno la Suva ha riconosciuto poco meno di 480 000 infortuni. Quasi un infortunio su due aveva causato un’incapacità al lavoro superiore a tre giorni. L’incapacità lavorativa è stata in media di 44 giorni. Circa il 78 per cento degli infortunati è tornato alla vita lavorativa entro tre mesi. 29 000 persone (6 per cento) si sono infortunate in modo così grave da non poter lavorare per tre mesi o più. Particolarmente frequenti sono stati gli infortuni dovuti a cadute in piano con lesioni a ginocchia, spalle, caviglie o schiena. 

Sostegno tempestivo e completo

La Suva si adopera con varie misure per aiutare le persone infortunate a ritrovare la vita quotidiana e il mondo del lavoro. In caso di lesioni gravi, di una lunga assenza dal lavoro e di un futuro professionale incerto, si attiva il case management della Suva: durante l’intero processo di guarigione, i case manager coordinano le cure mediche, i passi necessari per il rientro al lavoro nonché la collaborazione con medici curanti, datori di lavoro e altre assicurazioni sociali. Lo scorso anno, il case management ha assistito 2400 persone. Un contributo importante è fornito anche dalle cliniche della Suva di Bellikon e Sion, che sono specializzate nella riabilitazione post-traumatica e nel reinserimento professionale. 

Nella prevalenza dei casi, il ritorno alla vita professionale è diventato realtà: l’88 per cento degli assicurati della Suva è infatti tornato al lavoro dopo aver subito un grave infortunio. Il tasso di reinserimento professionale rimane costante da anni. 

Rientro al lavoro: un vantaggio per tutti

«Oltre all’opera di prevenzione e all’attività assicurativa, il reinserimento degli infortunati nel processo lavorativo è un aspetto centrale per la Suva» afferma Barbara Ingold, responsabile della Divisione trattamento dei casi alla Suva. «Il reinserimento va a beneficio di tutti: le persone colpite ritrovano la qualità di vita e la sicurezza finanziaria, le aziende mantengono i loro collaboratori e la riduzione dei costi per indennità giornaliere e rendite sgrava il sistema dei premi a vantaggio, in ultima analisi, di tutti gli assicurati».

Il reinserimento è considerato riuscito se la persona infortunata torna al suo lavoro precedente o assume un nuovo impiego senza percepire alcuna rendita di invalidità o ricevendone una di modesta entità, inferiore al 20 per cento. 

Le persone vicine favoriscono il processo di guarigione

Oltre a cure mediche efficaci e a un accompagnamento professionale, ai fini del processo di guarigione è decisivo anche il sostegno della famiglia, degli amici, del datore di lavoro e dei colleghi: chiamate, visite, comprensione nella quotidianità lavorativa e conversazioni positive infondono forza e fiducia ai diretti interessati, aiutandoli ad affrontare le difficoltà che stanno attraversando.

L’ex sportivo professionista e bobbista Sandro Michel sa per esperienza quanto sia importante questo sostegno dopo un grave infortunio. Dopo una caduta in allenamento nel canale di ghiaccio nel febbraio 2024, la sua vita era appesa a un filo. Diversi interventi chirurgici urgenti gli hanno salvato la vita, dopodiché è seguito un lungo cammino per tornare alla vita privata e professionale. Durante questo periodo difficile ha sempre potuto contare sulla sua famiglia, gli amici, il suo datore di lavoro e la Suva. «Sono incredibilmente grato per il sostegno ricevuto dai miei familiari, amici e colleghi. Senza tutte queste persone, oggi non sarei dove sono» afferma convinto Sandro. 

«Esserci aiuta. Non importa come.»

La storia di Sandro Michel è parte dell’attuale campagna di reinserimento promossa dalla Suva «Esserci aiuta. Non importa come». La campagna mostra come i familiari, i datori di lavoro e i colleghi possano aiutare le persone infortunate a tornare alla realtà quotidiana e a reinserirsi nel mondo del lavoro. Proseguirà sino fine settembre sui media televisivi, cartacei e online nonché sui social media: www.suva.ch/aiutare.

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Chi siamo

Nata nel 1918, la Suva occupa oltre 4800 collaboratrici e collaboratori nella sede principale di Lucerna, nelle 18 sedi di agenzia presenti sul territorio svizzero e nelle due cliniche di riabilitazione a Bellikon e Sion. Azienda autonoma di diritto pubblico, assicura più di 140 000 imprese con oltre 2,2 milioni di lavoratrici e lavoratori contro le conseguenze degli infortuni sul lavoro e nel tempo libero e delle malattie professionali. Le persone disoccupate sono automaticamente assicurate alla Suva. Su mandato della Confederazione gestisce inoltre l’assicurazione militare e l’assicurazione contro gli infortuni per le persone coinvolte in provvedimenti dell’assicurazione per l’invalidità. Il ventaglio di servizi e prestazioni della Suva comprende prevenzione, assicurazione e riabilitazione. La Suva si autofinanzia, non ricorre al denaro dei contribuenti e assegna le eccedenze finanziarie agli assicurati sotto forma di riduzione dei premi. Nel Consiglio della Suva sono rappresentate le parti sociali – datori di lavoro e lavoratori – e la Confederazione.

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