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Reinserimento: di nuovo in piedi sulle proprie gambe

Il 15 gennaio 2024, una pompa di 470 chili gli ha schiacciato il piede sinistro. Per un secondo di disattenzione ha rischiato l’amputazione. Nell’autunno 2025 Joël Weibel è rientrato in azienda, sulle sue gambe.

Text: Amire Berisha; Fotos: Herbert Zimmermann
19.02.2026
ca. 5 min

Indice

L'essenziale in breve

La storia di Joël Weibel mostra

  • come un attimo di disattenzione può cambiare tutto.
  • Con coraggio e determinazione torna alla normalità.
  • La Suva, l’AI e il datore di lavoro lo affiancano in sinergia.
  • Il reinserimento è graduale.

Leggete la storia completa.

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Nell’officina della CP Pumpen AG di Zofingen l’aria sa di metallo, olio e legno. I collaboratori lavorano su pesanti pompe di precisione blu. Un martello batte, l’eco riempie lo spazio, in sottofondo si sente «Viva la vida» dei Coldplay. In mezzo a questo trambusto Joël Weibel si gusta pacifico lo spuntino di metà mattina. Con le scarpe di sicurezza ai piedi, il trentenne emana serenità e cordialità. Vedendolo così nessuno immaginerebbe quali alti e bassi ha attraversato.

Il momento che ha cambiato tutto

Secondo le statistiche la maggior parte degli infortuni si verifica il lunedì mattina. È stato il caso anche per Joël Weibel, finito in ospedale poco dopo aver iniziato una nuova settimana lavorativa. «Stavamo spostando una pompa di 470 chili. Rischiava di capovolgersi e d’istinto ho allungato il piede sinistro per stabilizzarla. Un secondo dopo mi sono ritrovato a terra. Grazie alla scarica di adrenalina il dolore non si è fatto sentire subito. Ho tolto la scarpa: il piede aveva la forma di una S» racconta. Il suo capo è lì, accanto a lui. Capisce la gravità della situazione e urla: «Portiamolo subito all’ospedale!»

Come in un incubo

Un collega di lavoro e l’operatore sanitario aziendale lo portano all’ospedale che si trova a soli tre minuti di macchina. «Vai, non ce la faccio più, il dolore è insopportabile» dice Weibel al conducente che, giunto a un incrocio, si ferma a un semaforo rosso. Ripensando a quel momento, Weibel sorride: «Per fortuna ha aspettato il verde».

In ospedale è andato tutto molto in fretta. La diagnosi: diverse fratture complicate. Alcune ossa si sono praticamente sbriciolate. Poi la notizia, terribile, del medico: durante l’operazione avrebbero dovuto amputargli il piede. Weibel ricorda: «Ero sconvolto. Corro la mezza maratona. Ho due cani. Per me correre è libertà. Mi sembrava di vivere un incubo». Ma si fa forza e dice al medico: «La situazione è questa, affrontiamola al meglio. Mi fido di lei». Poi l’anestesia lo fa scivolare nel sonno.

La lotta per salvare il piede

Al risveglio, il sollievo: il piede c’è ancora. «Provavo solo riconoscenza». L’intervento tempestivo ha permesso di evitare l’amputazione. Il piede è salvo, ma il cammino verso la piena ripresa è ancora lungo. Seguono altre cinque operazioni.

Il rientro a casa

Dopo la quarta operazione, Weibel è dimesso dall’ospedale e si trasferisce temporaneamente dai genitori. La madre casalinga e il padre pensionato si occupano di lui 24 ore su 24. L’appartamento viene riorganizzato, si fa spazio e si sposano mobili per permettergli di muoversi più facilmente con la sedia a rotelle. Per tre mesi Weibel rimane praticamente immobilizzato a letto. «Riuscivo a malapena a camminare e prendevo fino a 25 compresse al giorno. Avevo bisogno di aiuto giorno e notte». Le azioni che un tempo erano automatiche sono ora difficili. A volte, la mattina, gli ci vuole fino a un’ora e mezza per prepararsi un caffè. Tutto procede a rilento, ogni gesto costa fatica e pazienza. «Mi sentivo fragile e lento come un anziano».

Pazienza e ricadute

«Ho imparato a guardare la vita con occhi nuovi» dice Weibel. Cose che prima sembravano scontate, come essere in salute, fare la spesa da solo o poter lavorare, assumono un nuovo significato. «Spesso nella vita di tutti i giorni non ci pensi» aggiunge. «Solo quando perdi tutto ti rendi conto di quello che avevi». Durante la riabilitazione alla clinica di Bellikon ritrova poco a poco se stesso. Si allena ogni giorno e recupera gradualmente la capacità di reggersi in piedi. In riabilitazione conosce altri pazienti con destini simili o più drammatici. «Vedere come altri, nonostante l’amputazione, fossero tornati a vivere mi ha dato una forza incredibile» afferma.

Ma la guarigione non procede senza difficoltà. A un controllo di routine, la radiografia rivela che il piede si è fratturato di nuovo. «Per me è stato un shock, non sentivo dolore e pensavo di aver superato il peggio». Viene operato di nuovo. Seguono altri mesi di dolore, attesa e speranza. All’ultimo colloquio con il team di riabilitazione, Weibel riceve la conferma che il piede tiene e la guarigione è stabile. «In quel momento ho capito di avercela fatta» dichiara.

«Abbiamo bisogno di te!»

Fin dall’inizio, Weibel sente il sostegno della moglie, della famiglia e anche del suo datore di lavoro, la CP Pumpen AG di Zofingen. «Gli abbiamo detto che il suo posto in azienda sarebbe rimasto suo, qualunque fosse la durata della riabilitazione» spiega Samuel Basler, direttore operativo della CP Pumpen AG. «Abbiamo bisogno di lui, sia come professionista sia come persona». Durante il lungo percorso riabilitativo, il suo team mantiene il contatto con messaggi, visite e piccoli gesti che lo fanno sentire parte della squadra, nonostante tutto.

Il rientro al lavoro è progressivo: al 50 per cento in marzo, con un incremento del dieci per cento ogni mese successivo. Nessuno gli fa pressione, nessuno gli mette fretta. Grazie alla pazienza e al sostegno di chi lo circonda, ritrova fiducia. Da metà agosto 2025 Weibel lavora di nuovo al 100 per cento. «Sono grato di essere potuto tornare in officina, il mio lavoro è la mia passione».

Forti insieme

Durante la riabilitazione, Joël Weibel non è mai rimasto solo. Fin dall’inizio la collaborazione tra la Suva, l’assicurazione invalidità (AI), la CP Pumpen AG e i medici curanti è stata ottimale.

«La Suva e l’AI sono sempre state al mio fianco, lavorando in sinergia, e questo mi ha trasmesso grande sicurezza» afferma Weibel. È riconoscente anche alla sua case manager, Gaby Landis. È sempre rimasta in contatto con lui, coordinando ogni singola fase e informando tutte le parti coinvolte.

Anche l’azienda valuta positivamente il processo. Samuel Basler ha apprezzato in particolare la comunicazione diretta: «Era chiaro che l’obiettivo principale fosse aiutare Joël a ritrovare salute, energia e piacere nel lavoro. La comunicazione è sempre stata trasparente, tempestiva e focalizzata sulle soluzioni, e questo ha semplificato l’intero processo».

«Finché posso correre, sono libero»

L’infortunio ha cambiato radicalmente la vita di Joël Weibel, a livello non solo fisico, ma anche emotivo. Ha imparato a prendersi cura di sé con maggiore attenzione, pazienza e consapevolezza. Lo stress e i dubbi che lo assillavano un tempo si sono fatti meno presenti. Prima avevo spesso paura di non essere all’altezza. Oggi non provo più quell’ansia». Ora ascolta il proprio corpo, rispetta le pause e pensa alla sicurezza prima di agire. Quando parla del suo percorso, non è né amareggiato né patetico. «La gratitudine è un sentimento che mi appartiene da sempre, ma l’infortunio lo ha reso più forte» afferma. Oggi, quando guarda indietro, non vede solo l’infortunio, ma anche ciò che gli ha insegnato: pazienza, gratitudine e valore del sostegno. Ha imparato quanta forza si possa trovare quando famiglia, amici e datore di lavoro ti supportano. E Weibel è convinto: «Finché posso correre, sono libero».

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