Tirocinio in sicurezza: dare il buon esempio come formatrici e formatori professionali
I giovani non ascoltano quello che dicono gli adulti, ma vedono quello che fanno. Barbara Studer, neuroscienziata e fondatrice di Hirncoach, spiega come l’autenticità può aiutare a prevenire gli infortuni, come gestire la pressione del gruppo e cosa rende felici i giovani.
Indice
L'essenziale in breve
In questa intervista, la neuroscienziata Barbara Studer risponde alle principali domande poste dalle formatrici e dai formatori professionali in materia di sicurezza sul lavoro. Ad esempio:
- Come coinvolgo i giovani?
- Come posso motivarli?
- Come faccio a mostrare loro l’importanza delle cose: ad esempio l’importanza dei dispositivi di protezione individuale?
Leggete qui come dare il buon esempio anziché diventare saccenti.
Barbara Studer, qual è il suo rapporto con i giovani?
Mi piace il fatto che i giovani siano «pienamente presenti» quando sono motivati a fare qualcosa. Poi si entusiasmano in fretta, e penso che sia una cosa molto bella. Quanto alle decisioni, invece, i giovani le prendono autonomamente: dicendo «Non mi interessa», possono bloccare ogni iniziativa.
Le domande principali per le formatrici e i formatori professionali sono: come coinvolgere i giovani? Come si può motivarli? Come spiegare loro l’importanza delle cose: ad esempio l’importanza dei dispositivi di protezione individuale? È poiché i coetanei – gli amici, quelli che la pensano allo stesso modo – sono così importanti: come li si coinvolge in un team?
Cosa succede nel cervello di un adolescente?
Nella pubertà il cervello subisce profondi cambiamenti. I centri emotivi e le strutture responsabili delle ricompense maturano più rapidamente di quelli responsabili dell’autoregolazione. Questi ultimi si stabilizzano solo intorno ai 25 anni. Ecco perché le emozioni, l’appartenenza sociale e la ricompensa passano ai primi posti durante la pubertà.
Il modo migliore per veicolare la prevenzione è puntare sull’emotività, sulla partecipazione e sulla concretezza. Senza spiegazioni puramente razionali, ma attraverso le esperienze, i feedback e le relazioni. Quindi l’approccio del percorso interattivo Suva è ottimo.
Perché la prevenzione degli infortuni dovrebbe essere svolta già durante il tirocinio?
Il cervello che si sta sviluppando è delicato e ha bisogno di protezione e fin dall’adolescenza si apprendono molte abitudini. È significativo costruirle e consolidarle già durante l’adolescenza. Le cattive abitudini favoriscono gli infortuni.
Non solo la mancanza dei dispositivi di protezione, ma anche uno stile di vita malsano come mancanza di sonno, scarsa attività fisica, stress cronico, l’eccessivo consumo mediatico o un’alimentazione squilibrata possono incidere negativamente sullo sviluppo e aumentare al contempo il rischio di infortunio.
In che modo i formatori e le formatrici professionali possono aiutare i giovani a lavorare in sicurezza?
A livello relazionale è importante essere comprensivi nei confronti dei giovani anziché giudicare e condannare subito. La comprensione nasce dalla conoscenza del funzionamento del loro cervello. Può ad esempio far capire perché i giovani cercano il rischio o puntano fortemente sulle relazioni sociali.
I giovani hanno bisogno di adulti che abbiano un atteggiamento chiaro e allo stesso tempo dimostrino di tenere al rapporto con loro.
Poiché per i giovani i coetanei sono fondamentali, dovremmo cercare di trasmettere all’interno di un gruppo i temi legati alla sicurezza e a sfruttare la motivazione condivisa di tutti.
In caso di difficoltà, come le distrazioni, le formatrici e i formatori professionali possono dialogare con gli apprendisti ponendo loro la domanda: «Come possiamo fare in modo che tu ti concentri più a lungo su qualcosa senza lasciarti distrarre?». Una possibile soluzione potrebbe essere quella di utilizzare il cellulare solo durante le pause o solo durante la pausa pranzo.
Il dialogo permette di sviluppare strategie: cosa ti aiuta a non desistere quando la situazione si fa difficile? Si tratta di parlarne con i giovani e di sviluppare strategie, invece di limitarsi a supporre che i giovani lo sappiano già a priori.a
Cosa si intende per mediazione all’interno del gruppo?
I giovani sono fortemente influenzati dai loro coetanei. È quindi opportuno affrontare il tema della sicurezza in gruppo in maniera ludica, ad esempio sotto forma di sfida. Se un membro del gruppo apprezza l’attività, allora la apprezzo anch’io. Se la mia collega è motivata, lo sono anch’io.
Se è «solo» il capo a dire che qualcosa è importante, per i giovani è meno rilevante.
Ci può fare un esempio concreto di una sfida di questo tipo?
Ai giovani piacciono i giochi con ricompense facilmente raggiungibili. Ciò si potrebbe applicare anche a fini di prevenzione, ad esempio: «Se create qualcosa in gruppo, vi aspetta una sorpresa speciale: un riconoscimento, maggiore autonomia in alcuni compiti o magari maggiore responsabilità». Vale la pena chiedere ai giovani della propria azienda quale tipo di ricompensa li motiverebbe. Non deve essere per forza qualcosa di materiale.
Come diventare un modello da seguire come formatore o formatrice professionale?
I giovani capiscono rapidamente come noi adulti ci comportiamo e agiamo, ma non sempre ascoltano quello che diciamo. Non dobbiamo quindi essere perfetti, ma soprattutto autentici. I giovani devono capire che li apprezzo e che non voglio semplicemente dare loro lezioni. Devono vedere come io affronto gli errori e lo stress. Mi concedo delle pause invece di iniziare un altro lavoro? Posso dire: «Oh, ho sbagliato. Ora ci riprovo in modo diverso»? Dare il buon esempio significa assumere comportamenti corretti.
Cosa impedisce ai giovani di dire STOP in caso di pericolo?
I giovani si sopravvalutano spesso e amano molto correre dei rischi. Non perché siano negligenti, ma perché vivono i rischi in modo diverso. E hanno anche il desiderio di appartenere al gruppo, così sono più propensi a dire «sì» che «no». Un «no» potrebbe portare all’esclusione.
Inoltre, i giovani spesso si accorgono molto tardi di essere oberati. Così dicono STOP troppo tardi o non lo dicono affatto. Ecco perché conviene esercitarsi a dire subito STOP con i giovani.
Ci sono esempi di come ci si può esercitare concretamente a dire STOP?
Stilate insieme ai giovani un elenco in cui giocate a inserire i pro e i contro: cosa può succedere se non si indossa il casco durante un lavoro? E se invece se ne indossa uno? Anche un gioco di ruolo può essere d’aiuto: simulate la situazione concreta con i giovani in modo spiritoso e ricco di emozioni. Fate in modo che i giovani si esercitino a dire STOP.
A livello individuale, una breve pausa può aiutare. Prima di prendere una decisione, fai una breve pausa: inspira ed espira profondamente 10 volte per liberare rapidamente l’emozione. Decidi solo dopo.
Perché i giovani non indossano sempre i dispositivi di protezione individuale?
I giovani pensano: «Proteggersi è noioso». Senza i dispositivi di protezione il brivido è maggiore.
Una soluzione sta nell’esperienza: come ci si sente ad avere negli occhi una scheggia – non per davvero, ovviamente, ma con un paio di occhiali speciali, come nel percorso interattivo della Suva? Le sensazioni sono più potenti della ragione e del solo linguaggio.
Cosa si può fare contro la pressione del gruppo?
Nella pressione del gruppo entra in gioco anche l’appartenenza – per i giovani si tratta di una ricompensa importante che rischia di venir meno se si comportano in modo diverso dal gruppo. Ecco perché vanno in motorino senza casco se anche il gruppo lo fa.
Una possibilità è quella di esercitare un comportamento diverso attraverso giochi di ruolo e discussioni. Vale la pena farlo sempre con un gruppo, non con un solo giovane:
innanzitutto occorre lavorare sulla consapevolezza. Si tratta di mostrare che è normale sentirsi «fuori moda» quando si indossa il casco e vedere invece il gruppo senza casco in una luce cool. Questi sentimenti non sono un fallimento personale, ma una normale reazione del cervello.
La seconda fase consiste nel rafforzare l’autostima: bisogna spiegare ai giovani che le persone più «cool» sono quelle che si preoccupano di ciò che è veramente importante per loro, ad esempio la protezione della propria testa.
Simulando la situazione, qualcosa scatta improvvisamente e gli adolescenti trovano il coraggio di indossare il casco nel prossimo giro in motorino. Dopo il gioco di ruolo. si può festeggiare.
Per gli adulti, i giovani a volte sono esseri estranei. Come possono i «vecchi» comprendere bene i «giovani»?
Aiuta essere aperti alle loro prospettive e rendersi conto che il loro cervello è in piena fase di trasformazione. Non è facile per loro pianificare bene, tenere sotto controllo le proprie emozioni o presentarsi sempre puntuali.
Essere comprensivi non significa tuttavia che si debba approvare tutto. È necessario indicare i limiti. I formatori e le formatrici professionali potrebbero cercare ad esempio di capire insieme ai giovani perché qualcuno è in ritardo ed elaborare insieme strategie che aiutino a modificare questo comportamento. Cosa può fare il/la giovane, cosa può fare l’azienda?
Per prevenire gli infortuni bisogna fare in modo che la comunicazione sia chiara: è necessario indossare il casco e gli occhiali di protezione e mettere i guanti. Se un giovane non si attiene a queste regole, i formatori professionali possono aprire la discussione: «Cosa perdi a indossare il casco? Cosa ci guadagni?» Il vantaggio e la ricompensa di indossare il casco è che possono rientrare a casa in salute e godersi il tempo libero.
Cosa rende felici i giovani?
Le nostre abitudini quotidiane hanno un forte impatto su come ci sentiamo. Ci sono cose che ci fanno bene, e altre che ci rendono infelici. Questo vale da un lato per le nostre emozioni e i nostri pensieri, che dobbiamo percepire consapevolmente rafforzando attivamente l’equilibrio emotivo attraverso una sana igiene mentale, ovvero riflettendo e respingendo i pensieri stressanti. A tal fine, è utile coltivare la gratitudine.
D’altra parte, tutto il nostro stile di vita ha un impatto. Ecco alcuni esempi:
- se coltivo buone amicizie e sono buono con gli altri, questo mi rende felice. È un qualcosa che si può appunto coltivare. Cerco di essere cordiale e di fornire feedback costruttivi anziché lamentarmi.
- La consapevolezza porta a una maggiore soddisfazione. I giovani possono imparare a fare delle pause dagli stimoli digitali. Durante le pause devono essere in grado di cogliere consapevolmente il momento. Questa percezione consapevole e le pause nella vita quotidiana aiutano a trovare il giusto equilibrio.
- Oppure pensiamo al movimento: rende più felici e anche mentalmente più forti. Fare movimento regolarmente e stare all’aria aperta mi rafforza.
- Anche le abitudini alimentari hanno un grande impatto sul mio umore. Se mangio molto zucchero o alimenti processati e quindi ho un livello instabile di zucchero nel sangue, anche la mia salute mentale ne risente. Conoscendo questa correlazione, non è più «cool» mangiare un sacchetto pieno di dolci perché capisco cosa crea nel cervello: un otto volante di emozioni.
- Inoltre, devono cercare attività che portino il cervello in uno stato di flow, ad esempio suonare uno strumento musicale o svolgere attività creative diverse. Il flow è lo stato di massima concentrazione e di totale immersione in un’attività. A causa dei media, però, i giovani spesso non hanno tempo per questo. Le domande principali che tutti i giovani dovrebbero porsi sono: quali sono le mie attività di flow? E come programmo il tempo necessario per queste attività?
2x3 consigli contro gli infortuni di Barbara Studer
Per i giovani
- Fai movimento, sport o passeggiate nella natura. Pianifica il tempo per il movimento in modo consapevole e prioritario.
- Scopri cosa ti fa davvero bene e fallo
- Mantieni buone relazioni e sii un buon amico, una buona amica. Scegli i tuoi amici in modo consapevole.
Per i formatori e le formatrici professionali
- Mostrate comprensione nei confronti dei giovani, ma ponete anche dei limiti chiari: «Per quanto riguarda i pericoli, mi aspetto da te…»
- Siate dei coach. Sviluppate insieme ai giovani delle strategie affinché possano rispettare i limiti posti: «Ti aiuto a tenerli sotto controllo.»
- Siate autentici: mostrate ai giovani come affrontate voi stessi questi limiti.
Hirncoach
Barbara Studer è neuroscienziata, docente all’Università di Berna, relatrice e cofondatrice e CEO di Hirncoach. Hirncoach offre programmi scientificamente fondati per la promozione olistica della forma e della salute mentale in ogni fase della vita. Ad esempio con il programma «Brain Science of Happiness» per i giovani, ricco di workshop interattivi o webinar sul cervello degli adolescenti e media per genitori e specialisti.
www.hirncoach.ch