Gestione delle assenze: affrontare le anomalie

Regula Müller,

Capo del personale dell’Azienda dei trasporti pubblici di Lucerna (Verkehrsbetriebe Luzern - vbl), il 52enne Walter Jenny si augura il minor numero possibile di assenze per infortunio o malattia. Con una gestione mirata riesce a tenere i giorni di assenza sotto controllo.

La vbl vive una situazione analoga a quella di tante altre aziende in Svizzera. I giorni di assenza per malattia superano di gran lunga le assenze per infortuni professionali e non professionali. Ma anche le assenze per malattia si possono gestire. Secondo Walter Jenny, capo del personale della vbl, è importante conoscere esattamente i dati relativi alle assenze dal lavoro: «Così si possono analizzare le cifre e scoprire perché un dipendente manca dal lavoro». L'obiettivo è far sì che ognuno stia bene al lavoro. «Un altro aspetto da considerare è che ogni giorno di assenza comporta dei costi per l'azienda».

6 consigli per diventare esperti di gestione delle assenze

  1. Basi: Garantirsi il sostegno della direzione che, basandosi sui dati statistici, definisce ogni anno obiettivi chiari e realistici.
  2. Indici statistici: rilevare sistematicamente le assenze per poterle valutare e analizzare. 
  3. Interventi: i collaboratori assenti devono essere guidati e assistiti. 
  4. Formazione dei quadri: istruire i quadri direttivi sulla gestione dei collaboratori assenti.
  5. Informazione dei collaboratori: informare regolarmente i collaboratori sul numero di assenze e sul comportamento atteso in caso di assenza.
  6. Prevenzione: pianificare misure di prevenzione mirate in base ai dati statistici.

Così la vbl affronta sistematicamente le eventuali anomalie, riuscendo a contenere le assenze di breve durata. «Se qualcuno si assenta regolarmente per periodi più lunghi, lo invitiamo a un colloquio», afferma Jenny. «Questo ci permette di capire rapidamente la causa del problema». Quando è possibile, la vbl offre anche mansioni alternative o lavori a titolo di prova in altri settori. «I collaboratori che dopo una malattia o un infortunio iniziano subito il reinserimento ritrovano molto più rapidamente la piena capacità lavorativa». L'azienda deve tuttavia creare le condizioni per permettere al personale di lavorare a tempo parziale o di assumere nuove mansioni. «Occorre però anche che il diretto interessato dia prova di flessibilità».

Il reinserimento dei collaboratori rimasti a lungo lontano dal lavoro funziona solo se sono seguiti da vicino anche durante l'assenza. «Chi si sente apprezzato e sostenuto riesce a gestire meglio il ritorno». Jenny ricorda il caso di un autista che è stato ricoverato più volte a causa di una grave depressione. «Gli ho reso visita personalmente più volte. Alla fine, piano piano, siamo riusciti a impiegarlo di nuovo in azienda». 

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